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Gli Abba furono tra i maggiori fenomeni del pop globale degli anni Settanta, e tuttora milioni di persone nel mondo pensano a loro quando pensano alla Svezia. Per questo, quando martedì è stato pubblicato il “canone culturale” svedese, ovvero una lista che comprende le 100 opere e riferimenti che hanno formato la cultura e la storia della Svezia, e si è scoperto che gli Abba non c’erano, a molti è sembrato assurdo.

Ma l’esclusione della band di “Waterloo” e “Mamma mia” non è stato l’aspetto più controverso dell’elenco presentato dal governo di centrodestra, voluta particolarmente dai Democratici Svedesi, partito nazionalista che dà l’appoggio esterno in parlamento. Questo perché l’idea stessa di compilare un canone culturale nazionale era per molti un’operazione reazionaria e promuove un’idea di Svezia che esclude le minoranze.

Per il primo ministro Ulf Kristersson, il canone serve per «comprendere la cultura che ha plasmato il paese, specie per chi è arrivato in Svezia ed è cresciuto in famiglie in cui mancano i riferimenti alla cultura nazionale». La sua redazione è durata oltre due anni ed è stata completata da una commissione di esperti indipendenti guidata dallo storico svedese Lars Trägårdh, secondo il quale il canone servirà da «mappa e bussola» nella cultura nazionale per le persone di famiglie immigrate.