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La società passerà di mano a familiari e manager. Controllo blindato grazie al nuovo statuto ma il colosso Lvmh e i fondi sono già all'erta
Con la scomparsa di Giorgio Armani si apre il capitolo più delicato della sua storia: quello della successione. Lo stilista che ha ridefinito l'eleganza in oltre cinquant'anni di carriera lascia un impero da 2,3 miliardi di ricavi oltre a un patrimonio stimato tra gli 11 e i 13 miliardi di euro e custodito in un sistema di regole pensato per garantire continuità e stabilità anche senza la presenza del fondatore.
Armani aveva riflettuto a lungo sul tema. "La mia più grande debolezza è che controllo tutto", aveva ammesso in un'intervista al Financial Times, definendosi un workaholic, cioè un malato di lavoro. Perfino durante la sua assenza dalle passerelle per motivi di salute aveva continuato a supervisionare a distanza le sfilate, dalle prove al make-up. Eppure, già da tempo, aveva preparato la transizione "I miei piani per il futuro della casa di moda consistono in un graduale trasferimento delle responsabilità che ho sempre gestito a coloro che mi sono più vicini, come Leo Dell'Orco, i membri della mia famiglia e l'intero team di lavoro".






