Ci sono amori profondi che nascono per caso. E chi adotta un cane da un rifugio lo sa bene. Con Penny, una meticcia di 14 chili, dai lineamenti simili al Border Collie, gli occhioni marroni e un pelo color marron glacé, è stato un incrocio di sguardi, un incontro casuale. Cecilia l’ha conosciuta al canile di Chieri, nel Torinese. Lei faceva la volontaria e nel tempo libero dava una mano nel portare in giro i cani che si trovavano nella struttura: alcuni abbandonati, altri ritrovati in condizioni pessime e salvati da morte certa. Le era stata assegnata durante una gita in Valle d’Aosta, al Lac du Lochien. Lì è scattato il colpo di fulmine. Alla domanda “chi ha scelto chi?” non c’è risposta. Forse, entrambe. Sta di fatto che dopo un mese l’ha portata a casa. Era il 2 ottobre del 2012. Quel giorno il destino ha offerto una nuova opportunità a Penny, dando inizio alla sua seconda vita.

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La storia

Penny era stata ritrovata in una cascina abbandonata. Aveva tre anni e mezzo. Magra, con poco pelo, impaurita, con una zampa rotta con ulna e radio saldati storti e collegati con un callo osseo. Le mancavano diversi denti, altri erano rotti: probabilmente aveva mangiato anche dei sassi per far fronte alla fame. Carattere pacato e dolce, aveva superato in pochi giorni il disorientamento legato alla nuova sistemazione. Inizialmente non si muoveva dalla cuccia che Cecilia le aveva posizionato in sala. Restava immobile a osservare tutto ciò che la circondava e, forse, per qualche paura inconscia, cercava con gli occhi continui consensi: per alzarsi, mangiare. Non solo. Per farle fare i bisogni doveva prenderla in braccio e portarla fuori casa. Chissà cosa ha passato e quante difficoltà ha dovuto affrontare nella sua prima vita. Tante, è indubbio. Ma, si sa, l’amore cura le cicatrici, è un balsamo per l’anima. Risultato: Penny è diventata l’ombra della sua “nuova amica umana”.