Caro Aldo,

leggo tra le recensioni di Mother, film dedicato alla nascita del nuovo ordine fondato da madre Teresa di Calcutta nel 1948, che se la santa fosse viva, per il suo temperamento e attivismo missionario e silenzioso tra gli ultimi, oggi sarebbe sicuramente nella striscia di Gaza. Qualche giorno fa, non ricordo da chi, è stata invocata la presenza di papa Leone a Gaza «subito». Pare che il suo predecessore, Bergoglio, avesse dato la sua disponibilità ad andare nella «martoriata» Ucraina. Ritiene anche lei che possa servire la spedizione di un «santo/martire» in Palestina, oppure le vie della diplomazia debbono restare più terrene?

Stefano Masino

Caro Stefano,

Il santo a Gaza c’è già. La scelta del patriarca Pierbattista Pizzaballa di restare nella parrocchia sotto i bombardamenti, rifiutando di obbedire all’ordine di evacuazione dell’esercito israeliano, per proteggere i malati e i disabili che non si possono muovere, è una scelta eroica, di grande coraggio fisico e nobiltà d’animo. San Francesco, fondatore dell’ordine cui Pizzaballa appartiene, sarebbe, anzi è fiero di lui. Ma neppure la sua presenza e la sua resistenza a Gaza bastano a fermare le armi. Gaza è un dolore terribile innanzitutto per le vittime, com’è ovvio. Ma lo è anche per l’opinione pubblica europea e in genere occidentale, in particolare proprio per chi ama Israele e ha sempre difeso il suo diritto di esistere in sicurezza. In Medio Oriente si sono visti altri massacri, altri crimini in questi anni: si pensi alla Siria. Ma i massacri e i crimini di Israele ci fanno particolarmente male perché Israele è una democrazia, è sempre stato l’avamposto dell’Occidente in quella parte di mondo, che non vuol dire colonialismo ma valori, a cominciare dalla libertà. Ma è ancora davvero libero un Paese in cui un parlamentare che legge alla Knesset le frasi del più importante scrittore, David Grossman, viene zittito e trascinato via? Un Paese in cui i coloni venerano come martire ed eroe Baruch Goldstein, il medico che a Hebron ha aperto il fuoco su donne e bambini? Un Paese che nega ai palestinesi il cibo, l’istruzione, la vita, come se fossero sotto-uomini? Un esercito che spara regolarmente sui giornalisti? L’ordine dei giornalisti del Lazio ha organizzato per martedì prossimo la lettura pubblica di tutti i nomi dei reporter uccisi a Gaza. Un segnale prezioso. Ma l’impotenza in cui ci dibattiamo è davvero terribile.