Noi "viviamo nel tempo della moltiplicazione della comunicazione, che ha dinamiche industriali, la musica rischia di diventare rumore, l'immagine rischia di diventare cosmetico, la cloaca della cultura come dice Milan Kundera".

Parola del grande fotografo siciliano Ferdinando Scianna, oggi al Lido per il documentario che gli ha dedicato l'amico Roberto Andò, 'Ferdinando Scianna - il fotografo dell'ombra' alla Mostra del Cinema di Venezia fuori concorso, dov'è stato accolto con lunghi applausi, e poi in sala con un uscita evento dal 6 all'8 ottobre distribuito da Fandango. Al film va anche un riconoscimento collaterale, lo Special Award Premio Film Impresa promosso da Unindustria.

Andò, anche negli altri suoi ritratti in forma di documentario, ha sempre "fatto film con persone con cui si è creata una complicità, artisti che ammiro ma con cui c'è una consuetudine - spiega il regista con una spilla con la bandiera della Palestina sul bavero della giacca -. È capitato con Rosi, Pinter e Wilson e ora con Ferdinando. Lo volevo fare da tempo ma arriva nel momento più giusto, perché sento forte il bisogno di preservare o trattenere le persone che amo e dentro questo ci metto il corpus delle sue fotografie che sono straordinarie e il senso di un'amicizia".