SANTA MARIA DI SALA - «Secondo me è stato un malore». La moglie di M. G. è accanto al loro figlio, in lacrime, e ha da poco visto l'elicottero del Suem mentre trasportava suo marito all'ospedale, dopo la tragica caduta di sei metri dal tetto del capannone industriale della Standhouse a Caselle, che gli ha procurato delle ferite gravissime. Una dinamica ancora non chiara, su cui le indagini delle autorità dovranno far luce: l'ennesima tragedia su un luogo di lavoro. Le cause dell'incidente sono tutte da chiarire, ma la moglie ieri 2 settembre ha avanzato un'ipotesi. La donna infatti ha riferito che ieri mattina il marito non si era sentito bene, aveva uno strano tremore. Lei allora gli aveva detto di stare a casa dal lavoro per un giorno, se non se la sentiva. Lui però, alla fine, ci era andato lo stesso. E poi, è successo il dramma: mentre il suo dipendente era rimasto a terra, M. G. è salito sul fabbricato, e poco dopo è caduto sfondando una lastra di fibra di vetro sopra cui si trovava.
«È una tragedia, non so davvero come sia potuto accadere». A parlare è la cognata di M.G., che dopo il grave incidente ha accompagnato la moglie e il figlio dell'uomo alla Standhouse Srl per assistere ai soccorsi. «Fa questo lavoro da una vita, lo conosce benissimo, ed è sempre stato un uomo attento, non so davvero cosa possa essere successo», scuote ancora la testa. L'uomo conosceva bene quel capannone, ci aveva già lavorato altre volte: la Standhouse Srl chiamava la sua ditta personale ogni anno, per pulire le grondaie. Un contatto che era arrivato addirittura dal precedente proprietario del fabbricato: insomma, sapeva esattamente dove si trovava. E questo rende ancora più inspiegabile ciò che è accaduto. Anche perché, stando alle prime rilevazioni, M. G. non doveva trovarsi in quel punto del tetto per effettuare il suo lavoro: l'uomo è infatti caduto da un lucernario sul fronte del capannone, vicino all'entrata, mentre la sua impalcatura si trovava sul retro.







