Un giudice federale ha posto un freno all’uso della Guardia Nazionale ordinato dall’amministrazione Trump per contrastare la criminalità in California, definendo la misura una violazione delle leggi federali. L’ordinanza, firmata da Charles Breyer, magistrato con sede a San Francisco presso la corte del distretto settentrionale della California, sottolinea che l’intervento delle forze armate in compiti di ordine pubblico ricade al di fuori delle prerogative presidenziali.

La decisione rappresenta un duro colpo per l’ex presidente, che lo scorso giugno aveva ordinato il dispiegamento di circa 4.000 membri della Guardia Nazionale e 700 Marines in servizio attivo a Los Angeles. La mossa era stata presentata come una risposta necessaria alle tensioni esplose nella metropoli californiana in seguito alle proteste contro i raid per l’immigrazione. Nelle settimane precedenti, l’amministrazione aveva infatti intensificato le operazioni dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement), che avevano portato a centinaia di arresti in quartieri a forte presenza ispanica.

Le operazioni, condotte con un dispiegamento massiccio di agenti federali, avevano scatenato manifestazioni di piazza e proteste organizzate da associazioni per i diritti civili, comunità religiose e attivisti locali. In alcune zone della città si erano registrati scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, episodi che la Casa Bianca aveva definito come segnali di “disordine diffuso” e che avevano spinto Trump a invocare l’intervento diretto delle forze armate.