Una telefonata da un numero anonimo. L’interlocutrice è una donna, dice di chiamarsi Flora e invita a proseguire la conversazione su WhatsApp perché ha problemi di linea. Poi, sull’app di messaggistica, inizia uno scambio con tanto di fotografie, una tecnica per entrare in sintonia con il malcapitato di turno.
La voce è probabilmente sintetica, le fotografie non sono reali e Flora sarebbe in realtà un bot, un software che svolge automaticamente dei compiti. Secondo diverse fonti le vittime in Italia sarebbero già decine ma non c’è un numero preciso e, tantomeno – al momento in cui scriviamo – non si parla di questa truffa su forum specialistici, siti di cybersecurity e fonti certificate come, per esempio, il sito della Polizia postale.
Attualmente la notizia appare inattendibile: i media che ne parlano non citano casi specifici, limitandosi a lanciare un allarme generico. Potrebbe trattarsi di una bufala ma l’occasione è buona per ricordare quali azioni intraprendere e come comportarsi prima di cedere a facili e dannosi allarmismi.
La truffa di Flora (come le altre truffe)
Nel caso specifico il bot si blocca e il tentativo di truffa non va a segno. Dopo avere iniziato una conversazione via WhatsApp, la sedicente Flora invita l’interlocutore a continuare il dialogo su un altro numero di telefono, promettendo in cambio altre fotografie. Non appena il malcapitato scrive qualcosa nella nuova chat, il bot si disattiva, terminando così la conversazione.







