«Chiariamo subito una cosa: il gatto, stavolta, è innocente. Animale notturno, ambiguo, ritenuto un tempo compagno di scorribande demoniache di stregoni e fattucchiere, portatore della peste, vittima del Grande Massacro nel XVIII secolo, anche oggi è perseguitato da pregiudizi come quello che vuole il cane stupido e buono mentre lui, il felino, è indipendente e cattivo. Vero è solo che il secondo è sempre pronto a tramutarsi in una piccola pantera e uccide solo per tenersi allenato mentre Fido ha perso l’istinto del cacciatore. Ammesso che l’abbia mai avuto: in fondo è solo l’erede di sciacalli mangiatori di rifiuti e lupi predatori sì ma in cooperative chiamate branchi. A ben vedere, Lassie e i suoi parenti sono bestie comuniste, nel peggiore dei casi, o quanto meno stataliste e assistenzialiste, mentre i mici sono belve libertarie e liberali.

Il gatto è innocente, si diceva, ma dal putiferio nato dal miagolare continuo ed estenuante di un esemplare della razza cara al Profeta dell’islam possiamo capire qualcosa non del regno animale o di quello dei cieli ma, questo sì, dello stato in cui versa il Regno di roi Macron. Un Paese in cui dalla conflittualità sociale si è passati come nulla fosse alla conflittualità tout court. Homo homini feles. La vicenda è la seguente, come l’ha raccontata BfmTv: Camille e Pierre sono una giovane coppia di parigini che, attorno al 20 di Agosto, prendono un treno TGV per Vannes, in Bretagna. Li accompagna il loro gatto Monet, che si fa il viaggio nel suo trasportino d’ordinanza. Monet, gattino bianco e un po’ bobo, cioè un micio snob della capitale, con un nome come quello che si ritrova non può che lasciarsi facilmente impressionare; e a impressionarlo è forse la prospettiva di una villeggiatura tra bifolchi bretoni. Comincia pertanto a miagolare rumorosamente. Incessantemente. Selvaggiamente.