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Nel 2008 l’allora ambasciatore statunitense in Paraguay, James Cason, ricevette da una donna un pacco contenente 271 numeri della rivista Ysyry, pubblicata tra il 1942 e il 1995. “Ysyry” significa “acqua che scorre” in guaranì, una lingua di derivazione indigena ancora ampiamente diffusa in Paraguay. La rivista conteneva migliaia di poesie e canzoni scritte in guaranì, castigliano e in un misto delle due lingue anche noto come japorà. L’ambasciatore James Cason conservò gelosamente quel materiale che, grazie al lavoro di alcune fondazioni locali, è stato digitalizzato e reso pubblico lo scorso 25 agosto, in occasione della giornata nazionale della lingua guaranì.

In Paraguay di iniziative simili se ne organizzano spesso. La lingua guaranì è infatti una parte importante dell’identità nazionale. Non solo fa parte della storia delle popolazioni indigene che abitarono queste zone prima dell’arrivo degli spagnoli nel Sedicesimo secolo, ma oggi è riconosciuta come lingua nazionale, viene insegnata nelle scuole ed è parlata anche al di fuori delle comunità di discendenti dei nativi. Secondo l’enciclopedia Britannica, il nome stesso del paese – Paraguay – deriva da una parola guaranì che significa “il fiume che dà vita al mare”.