L’uomo che non crede nella casualità, Otello Lupacchini, 74 anni, risponde dalla sua residenza estiva di Belluno: «Nella mia esperienza nulla è stato casuale e tutto è invece stato “causale”, nel senso funzionale a determinati avvenimenti». Il giudice che firmò l’ordinanza di arresto della Banda della Magliana (1993) e assistette al tramonto di sangue di un’epoca è ostinato lettore di certa «romanità», intesa come intreccio di ambienti diversi, alcuni opachi, tutti assolutamente in buona salute. Dal soft power curiale all’autorità del Bureau (inteso come Servizi), dal potere coercitivo delle associazioni mafiose a quello della criminalità autoctona. In comune hanno il basso profilo, il simultaneo interesse a evitare la ribalta. La città degli affari siglati in silenzio è anche quella del non detto, della minimizzazione, della negazione. Nella Capitale il giudice dell’operazione «Colosseo», ha lavorato per circa un trentennio. Osservando, studiando, decidendo. Dando vita, mentalmente, a una robusta antologia del crimine capitolino.
Otello Lupacchini: «La Banda della Magliana, i servizi e il negazionismo: ecco la Roma criminale»
Il giudice dell'operazione Colosseo che decapitò la banda nel 1993 racconta il vero ostacolo alla lotta contro la criminalità: il negazionismo






