C’è chi lo incontra nei corridoi di una biblioteca, chi se lo ritrova a sonnecchiare durante una lezione e chi giura di averlo visto comparire persino in una foto di nozze. Non è una leggenda metropolitana, ma la quotidianità di Remy, il gatto arancione che da più di dieci anni vive in simbiosi con l’università più prestigiosa del mondo. Nato come semplice felino domestico, è ormai diventato un’icona accademica e comunitaria: la mascotte non ufficiale di Harvard.
Un gatto “collettivo”
Remy ha undici anni e un profilo social “Remy the Humanities Cat” (@remytheharvardcat), gestita dal personale del Barker Center, cuore del dipartimento di Storia e Letteratura. Lì, studenti e docenti condividono scatti e racconti dei loro incontri con lui. Ma definirlo il “gatto umanista” è riduttivo: con il tempo, Remy ha allargato i suoi confini accademici. Lo racconta Jessica Shires, amministratrice del dipartimento: “Scopro continuamente che frequenta anche la facoltà di Giurisprudenza, i laboratori Stem e persino il museo. Negli anni è diventato un gatto interdisciplinare”.
Una presenza inaspettata ovunque
Nessuno sa con certezza dove lo si incontrerà: Remy entra nelle aule durante le lezioni, si intrufola nei dormitori, si aggira tra gli uffici e non disdegna i sotterranei. È persino comparso come ospite inatteso in una foto di matrimonio scattata nel campus, seduto in primo piano mentre gli sposi, sullo sfondo, risultavano sfocati. Non è raro che torni a casa nella borsa di uno studente o dentro il cestino di una bicicletta. La sua umana, Sarah Watton, lo racconta con ironia: “È il nostro gatto, ma appartiene anche a tutta Harvard. Alla fine abbiamo dovuto accettarlo: non era una nostra scelta, era la sua”.






