PORDENONE - UDINE - Se n’è andato Mario Martini, il presidente regionale della Figc più innovatore dell’ultimo mezzo secolo in Friuli Venezia Giulia. Riforme introdotte da lui come la presentazione dei campionati, con una festa poi copiata da tanti altri comitati regionali, “il sabato del nostro calcio” per aumentare la visibilità di alcune gare spalmando gli impegni nel fine settimana, il “pronto Aia” attivato con la collaborazione del compianto presidente degli arbitri Dario Boemo, la formula della Coppa Italia con la finale in una giornata appositamente dedicata e senza altre manifestazioni concomitanti, sono solo alcuni esempi. Iniziative ancora apprezzate e insuperate. Ha “patito” con il calcio dei dilettanti, inteso come coniugare passione e impegno per un movimento che ha aiutato a crescere. Partendo da una classe dirigente a suo tempo rinnovata e innovativa.
In provincia di Pordenone ha convissuto federalmente con Gian Carlo Caliman, è passato dal Fontanafredda di Mario Sacilotto alla Sacilese di Angelo Cauz, per andare alla Sanvitese di Isidoro Nosella e il Porcia di Arnaldo Miotto e via con tutte le altre. Nel frattempo è emerso Giorgio Antonini, “tolto” al calcio femminile innovando un comitato riconosciuto fulgido esempio per tutto il Triveneto. A livello nazionale il suo riferimento è stato Carlo Tavecchio, anche quando il lombardo è salito sullo scranno più alto della Federcalcio nazionale. Fino ai giorni della (prima) qualificazione mondiale persa con la Svezia.






