Lo spread tra Bund tedeschi e Btp italiani ha toccato ieri gli 87 punti, a metà agosto è arrivato anche a 79. Se ce l’avessero detto anche solo qualche mese fa non ci avremmo creduto. Da una parte ci sono i buoni risultati dell’economia italiana e la sua stabilità, dall’altra c’è soprattutto il crollo della fiducia degli investitori in una Germania che da locomotiva d’Europa si sta trasformando in una littorina regionale. I motivi sono tanti, li abbiamo esaminati più volte su queste pagine, vanno dal fallimento della politica della Merkel che aveva fondato la crescita economica del suo Paese sul gas russo a buon mercato, ai mancati investimenti in questi anni, specie in tecnologia, nonostante un surplus nel bilancio federale da record. Dalle scelte politiche dissennate come l’abbandono del nucleare, all’apertura agli immigrati.
Per non parlare dei contraccolpi delle guerre commerciali con Trump, e del colpo di grazia arrivato da Bruxelles, con il beneplacito di Berlino, all’automotive.
Tutto questo ci parla di una Germania in crisi che ancora i numeri registrano solo parzialmente. Solo qualche giorno fa tuttavia i nuovi dati economici hanno attestato una situazione peggiore del previsto con un calo del Pil dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, contro lo 0,1% atteso. Anche i settori manifatturiero e delle costruzioni hanno registrato una performance peggiore del previsto, mentre le esportazioni di beni sono diminuite dello 0,6% rispetto al trimestre precedente. I dati shock pubblicati all'inizio di agosto hanno mostrato che la produzione industriale tedesca è scesa a giugno al livello più basso dalla pandemia nel 2020. La disoccupazione è al 3,7%, ma in aumento e le prospettive sono fosche.








