Alle 14.20 di lunedì i carabinieri del Nucleo operativo radiomobile di Bergamo vengono chiamati al Pronto soccorso del Papa Giovanni XXIII. Trovano L.N., 25 anni, di Calusco d’Adda, in uno dei box riservati alle visite dei pazienti. È agitato, ma il peggio sembra scongiurato. Difficile immaginarlo, quel «peggio», considerato che un attimo prima, con una bombola di ossigeno e un accendino, il ragazzo aveva minacciato di fare saltare in aria tutto. Reparto, medici, malati, se stesso. Bloccato e arrestato, il pm Giancarlo Mancusi ora gli contesta il reato di strage (punito con un minimo di 15 anni di carcere fino all’ergastolo in caso di vittime), oltre a quelli di minacce a pubblico ufficiale e di interruzione di pubblico servizio. Sugli ultimi due la gip Federica Gaudino concorda e ha disposto la misura cautelare del carcere per «la pericolosità sociale dell’indagato», mentre non condivide l’ipotesi di strage per l’assenza di dolo specifico. In parole povere: il 25enne avrebbe potuto provocarla, sì, ma non era quello il suo intento.