ROMA A vederla sul podio delle premiazioni ti viene da pensare che le si addica più la mascotte di pelouche (quando c’è) che non la medaglia che stanno per metterle al collo: Alessandra Mao è una bambina, o poco su di lì. Non ha che 14 anni. Eppure è già la seconda performer italiana di sempre nella specialità dei 200 stile libero di nuoto, che fu il regno, anzi l’impero, di Federica Pellegrini che all’età sua andava addirittura più piano, ma, si sa, era un altro nuoto e pure un altro mondo, che adesso vent’anni valgono quanto a trasformazioni per un secolo, e neppure quello breve. Poi la “Divina” si mise ad andare sempre più forte, attraversò generazioni intere, sanguinò a mettere e togliere il costumone, nuotò nell’oro.

Ma adesso, a leggere la graduatoria delle italiane “all time”, subito dopo la Pellegrini in quella gara (come tempi ne possiede più della Ledecky nei 1500) c’è Alessandra Mao, che è di zona Venezia pure lei, va bene a scuola, le piacciono i gatti e l’arte dell’origami. E che quando si fece notare dal “grande pubblico” vincendo il suo primo titolo italiano assoluto ai Primaverili di Riccione aveva superato i 14 anni di un mese, mentre per un’analoga impresa Federica aveva aspettato sei mesi in più. E allora tutti a chiedere alla ragazzina Mao: “E’ la Pellegrini che ti ispira?”, Alessandra aveva risposto: «Se proprio dovessi fare un nome direi Sarah Sjoestroem, la svedese». Naturale. Manco era nata quando Federica passò la sua settimana da Dio al Foro Italico nel 2009.