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Una flotta cinese di cinque rompighiaccio della ha raggiunto l’Artico vicino all’Alaska, segnando un’espansione strategica che preoccupa Washington

L’Artico, un tempo considerato un regno inaccessibile, è diventato il nuovo terreno di scontro geopolitico tra le grandi potenze. In poche settimane una flotta cinese composta da cinque rompighiaccio e navi da ricerca è penetrata nell’Oceano Artico arrivando fino a 290 miglia nautiche dall’Alaska, in un’azione che ha insospettito Washington. Questa manovra, infatti, pur nel rispetto delle norme internazionali segna un’accelerazione di Pechino nel consolidare la propria presenza (scientifica e strategica) nella regione polare, sfidando apertamente il tradizionale predominio occidentale.

Per quale motivo la Cina sta incrementando la propria presenza nell’Artico proprio adesso? Semplice: questa regione si sta riscaldando quasi quattro volte più velocemente del resto del pianeta. Quella che una volta era una frontiera ghiacciata e inaccessibile sta ora diventando una delle regioni più contese del mondo. Qui si stanno letteralmente aprendo nuove rotte marittime, emergono riserve non sfruttate di petrolio, gas e minerali e, più in generale, sta venendo alla luce una nuova arena per le manovre geopolitiche. In questo contesto, Russia, Cina e Stati Uniti si stanno circondando a vicenda con un mix di cooperazione e rivalità.