Microsoft ha scelto la linea dura. In due giorni, quattro dipendenti sono stati licenziati con effetto immediato: due il 27 agosto, altri due il 28. La decisione arriva dopo l’irruzione, avvenuta all’inizio della settimana, nell’ufficio di Brad Smith, presidente dell’azienda, al quartier generale di Redmond, nello Stato di Washington. Un gesto eclatante, che ha interrotto la quiete del campus per trasformarlo nel teatro di un sit-in politico. L’episodio, legato a una protesta contro i presunti rapporti dell’azienda con il governo israeliano, ha portato al giro di vite e a una risposta aziendale rapida, netta, senza sfumature: violazione delle policy interne, «gravi infrazioni del codice di condotta», rischi per la sicurezza dei dipendenti.