Le foto non le hanno viste, ma quanto sia «avvilente» e squallido pubblicare immagini di donne ignare e metterle alla berlina, con commenti sessisti o di disprezzo, senza alcun rispetto per la privacy e il diritto a non essere molestate in alcuna forma, lo pensano entrambe, Giorgia e Arianna Meloni, come politiche e come persone, che sono tra le tante finite nel sito Phica.eu, ora chiuso dagli stessi gestori, che ha indignato trasversalmente i partiti e moltissimi italiani.
I ruoli delle due sorelle sono ovviamente diversi, come i caratteri, ma entrambe — parlando con il Corriere della Sera — giudicano totalmente inaccettabile un fatto così grave. Un passo indietro, anzi avanti, verso un baratro che va sbarrato prima che troppe e troppi ci finiscano dentro.
La premier è infuriata, si è presa una notte per pensare a come replicare, e in sostanza ora quasi lo grida: non subire, reagire, denunciare. È un diritto, un dovere, una necessità. La responsabile della segreteria politica del partito, Arianna, vorrebbe quasi spegnere i riflettori che illuminano uno spettacolo indegno che confligge «con il peso che invece le donne, grazie alla loro forza e al loro merito, hanno sempre di più in Italia, come dimostra anche la straordinaria accoglienza della presidente del Consiglio a Rimini, o i ruoli sempre più alti che le donne ormai occupano nel Paese: presidente di Cassazione, amministratore delegato di Terna, primo consigliere di Stato, e così in tantissimi settori un tempo maschili». Vorrebbe combattere perfino «con l’indifferenza», se fosse possibile, un malcostume da «società del click, dove si entra nel privato, si offende, si guarda dal buco della serratura, si rovinano vite e si sminuiscono le cose vere, importanti, che le donne raggiungono e conquistano col proprio lavoro giorno dopo giorno».










