La passione enorme per la musica ("Già quando avevo 15 anni suonavo in gruppo rock con un giubbetto di pecora e mi sentivo fighissimo") e gli spettacoli fatti con Greg nelle carceri ("Ci sono stato almeno cinque volte e ho toccato con mano la fragilità umana") hanno portato Lillo a "Tutta Colpa del Rock", il film targato PiperFilm con Netflix con la regia di Andrea Jublin con Naska, acclamato al Giffoni Film Fest e dal 28 agosto nei cinema, che racconta come le relazioni possano portare alla rinascita, anche dopo le cadute più rovinose.

Nel cast anche Maurizio Lastrico, Valerio Aprea, Massimo De Lorenzo, Carolina Crescentini, Agnese Claisse, Massimo Cagnina e Sofia Panizzi.

La storia segue Bruno, un ex chitarrista rock caduto in disgrazia, bugiardo patologico, egoista, vanesio e padre assente. Dopo una sequenza di errori tragicomici finisce in carcere. Sembra che abbia toccato il fondo e, invece, proprio nel luogo più costrittivo che esista, nasce per lui un'occasione imprevista: fondare una band con altri detenuti per partecipare al Roma Rock Contest e vincere i soldi necessari a mantenere una promessa fatta alla figlia Tina: portarla negli Usa per un leggendario "Rock Tour".

Un potere salvifico che Lillo spiega anche con un episodio recente della sua vita: "Per il Covid ho fatto un lungo ricovero e tre giorni di terapia intensiva. Ascoltavo cinque ore al giorno di musica rock energetica, musica intensa e ritmata, dopo quei tre giorni ho reagito. Il medico mi ha detto che l'energia muove gli anticorpi, è un fattore chimico".