«Guardi, segreti non ce ne sono. Ho vissuto la mia vita. Ho fatto quello che mi piace fare, cioè correre, e poi ho avuto la mia famiglia, con il marito e i miei figli.

Come tutte le persone. Tutto qui».

“Tutto qui”, per Emma Maria Mazzenga, sono 115 titoli italiani, 31 europei, undici mondiali e quattro record planetari (due dei quali recentissimi). Niente male per una signora alta un metro e 55 centimetri, che ha fatto l’insegnante fino al 1994 e che, da poco, ha iniziato a interessare la scienza: nel senso che c’è un team italo-americano che la sta studiando perché, piccolo particolare, questa velocista padovana che ci invidiano anche negli Usa ha 92 anni (e l’ultimo risultato sul campo l’ha ottenuto l’anno scorso, quando ha coperto i 200 metri indoor in 51.47 secondi, battendo il guinness degli over90 che era di 54.47 e che aveva fatto lei stessa qualche mese prima).

L’università di Pavia, assieme a quella di Milwaukee, nel Wisconsin, le ha prelevato un piccolo campione di muscoli, nervi e mitocondri, e ha scoperto che le sue fibre assomigliano a quelle di una persona sana con vent’anni di meno, e che il suo flusso sanguigno è proprio quello di una 20enne. Ma la prima cosa che ti chiedi quando ti risponde al telefono è se hai fatto il numero giusto: la voce non è quella di una signora classe 1933 che ha visto la monarchia, la prima repubblica, la seconda e, nel frattempo, continua a correre. «Sì, sono proprio io» conferma lei, pacata e gentile come quelle persone di una volta che non hanno bisogno di dimostrare niente, che non cercano la notorietà a ogni costo e che la vita l’assaporano in ogni istante. «Cerco solo di mantenermi attiva», minimizza, «ho letto una volta, non so quale autore l’abbia detto, che si può vivere o vegetare. Ecco, io vorrei vivere e non vegetare».