Tossico e stupratore, ma in possesso di un permesso di soggiorno umanitario. È finita dopo 48 ore la fuga del violentatore del parco di Tor Tre Teste, a Roma. Il giovane, un 26enne originario del Gambia, è stato rintracciato nei pressi della stazione Termini dai carabinieri, al termine di due giorni di ricerche serrate, anche grazie alle immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza, che lo ritraevano con cappellino e maglietta scura, gli stessi indumenti che indossava al momento del fermo. La stessa vittima, dopo aver visto i filmati, lo ha riconosciuto. Era scappato con il telefonino della donna, una donna di 60 anni aggredita all’alba mentre portava a spasso il cane.
Il bruto, che sarebbe entrato in Italia nel 2016 e avrebbe come detto ottenuto il permesso di soggiorno per motivi umanitari nel 2024 (lavorava come manovale con regolare contratto per una ditta di Guidonia, vicino Roma), avrebbe confessato: «Ero drogato», ammettendo di aver fatto uso di crack.
Poco prima dello stupro si trovava nel quartiere romano del Quarticciolo per acquistare stupefacenti. Una volta fuggito, avrebbe tentato di rivendere il cellulare rapinato nel medesimo rione, diventato ormai un famigerato snodo di traffici illeciti, insediamenti abusivi e microcriminalità. Una sorta di Scampia napoletana dove mafie straniere e nazionali si alleano e si fanno la guerra per prendere il possesso del ricchissimo mercato della “roba”.










