Mercoledì 27 agosto alle 10, con la presenza anche della figlia giornalista Giovanna e del fratello, a Guido Botteri, morto nel 2016 a 88 anni, l’amministrazione comunale di Strembo ha dedicato ufficialmente attraverso una cerimonia ad hoc un palazzo del 1800, acquistato e ristrutturato cinque anni fa, attribuendo a esso il nome «Casa della Cultura». E così a Strembo, seppur indirettamente, ripercorrendo la vita di Guido Botteri, verrà riproposto lo storico binomio Trento-Trieste, città (e regione Trentino Alto Adige) che alla fine del primo conflitto mondiale sono passate all’Italia. È tanto in uso questo binomio che vien da pensare che tra le due città vi sia un ponte che le congiunge. E un ponte, in effetti, c’è. Ma è un ponte storico-culturale costruito fin dalla metà del 1800 da «ingegneri» trentini della val Rendena, e più precisamente di Strembo. Si tratta di due ceppi dell nucleo Botteri («Giandi» e «Gambìn»), la cui storia, appunto, suggerisce l’idea che tra quel nostro paesino e Trieste sia stato gettato un ponte. Questi due ceppi hanno lasciato in eredità, tra altri meno noti, tre gran bei personaggi: Guido Botteri, fondatore e presidente del Teatro Stabile di Trieste, direttore della sede Rai nel Friuli Venezia Giulia, democristiano di ferro (moroteo di grande spessore, artefice di importanti rinnovamenti triestini nel ventennio post guerra).