Alla manovra di bilancio in cantiere, dalle banche potrebbe arrivare meno di quanto concordato a ottobre 2024 a valere sul 2025 e 2026: per questi due anni, la cifra drenata a titolo di differimento dei crediti di imposta, a vantaggio delle casse pubbliche, sarebbe di 4,3-4,4 miliardi, quindi più dei 4 miliardi recepiti nella legge di bilancio n. 207.

Il nuovo intervento da parte degli istituti sulle DTA, applicabile eventualmente sugli esercizi 2027 e 2028, senza impatti diretti sul conto economico, non dovrebbe andare oltre 1,5 miliardi l’anno, quindi 3 nel biennio successivo. Secondo i primi calcoli empirici, ma attendibili, fatti ieri in ambito bancario dove il tema è diventato già caldo anche a causa dei riflessi di borsa, a tanto dovrebbe attestarsi l’utilizzo posticipato dei crediti di imposte a carico del ceto bancario, residuale dopo la rinuncia forzosa per quest’anno (oltre 2,5 miliardi) e 2026 (più di 1,5 miliardi). Le indiscrezioni di nuovi interventi sulle banche non è stato gradito dal mercato: ieri Piazza Affari è arrivata a perdere fino all’1,3%, il Ftse bank ha bruciato 7,2 miliardi (- 2,53%).

Il nuovo apporto dovrebbe avvenire sulla scia di «inviti affinché aiutino le famiglie», conditi da qualche «pizzicotto», come è stato detto giorni fa dal Ministro Giancarlo Giorgetti. A Palazzo Chigi è stato aperto il cantiere per drenare da varie parti sociali le risorse da destinare alla flax tax. Finora non ci sono stati incontri, riunioni, solo telefonate dalle vacanze di ministri con esponenti di vertice delle banche. Il confronto fra il governo e gli istituti dovrebbe incardinarsi più tardi rispetto al 2024. Lo scorso anno prima di agosto iniziarono a circolare le ipotesi di extraprofitti e l’esecutivo Abi del 24 luglio, presieduto da Antonio Patuelli, affidò al dg Marco Elio Rottigni il mandato di trattare con il governo. Il negoziato partì ai primi di settembre.