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Non si può infatti allegramente ignorare la storia che, dal 1948 ad oggi, racconta di un continuo protervo rifiuto (fino ad Oslo) delle varie leadership palestinesi a riconoscere il diritto all'esistenza dello Stato di Israele
"Due Popoli, due Stati": intorno a questo mantra si continua a mettere in scena un vero e proprio festival internazionale dell'ipocrisia. A cominciare dalla formula in sé, non certo priva di ambiguità. Sarebbe molto più corretto, infatti, dire "due popoli, due democrazie"; giacché è del tutto evidente che se l'eventuale Stato palestinese fosse uno Stato "terrorista", a guida di Hamas o di altri gruppi eversivi, esso non sarebbe certo un aiuto alla pace. Perciò, prima di riconoscere lo Stato di Palestina, come molti si sono affrettati a fare, sarebbe necessario che la comunità internazionale, oltre a individuarne il territorio, discutesse anche il suo modello di sovranità e le sue possibili leadership. In caso contrario, la nobile idea di una coesistenza pacifica tra i "due popoli" resterebbe sempre e soltanto una pia illusione. Ebbene, attualmente le leadership palestinesi si dividono tra il macabro terrore di Hamas e la corrotta inanità dell'Anp. Quale tipo di Stato, allora, si intende riconoscere? È chiaro che l'ansia di farlo "a prescindere" risponde alla volontà di opporsi alle politiche di Netanyahu, ma la storia del conflitto israelo-palestinese è stracolma di decisioni assunte senza alcun rapporto con la verità. E i risultati sono ancora sotto i nostri occhi.






