Rimini, 25 ago. (askanews) – “Siamo in regime di guerra, la gente è consapevole che bisogna difendersi, ma dentro questa guerra bisogna al tempo stesso continuare a vivere”. A parlare della guerra in Ucraina è il vescovo di Kharkiv-Zaporiza, mons. Pavlo Honcaruk che oggi interviene al Meeting di Rimini per raccontare la sua testimonianza in un luogo di guerra.
“È molto diversa la situazione delle persone che vivono vicino alla linea del fronte, dove di continuo ci sono i bombardamenti e quelli vicino a te muoiono – dice in una intervista a IlSussidiario.net – rispetto a chi vive a 50/10 chilometri dalla linea del fronte, o a maggior ragione dall’altra parte dell’Ucraina, a Occidente. L’intensità di questa ‘vita in guerra’ dipende molto anche da questi parametri geografici.
Sui rapporti con le altre confessioni, mons. Honcaruk dice: “Già prima della guerra c’erano buoni rapporti con tutte le confessioni e anche con le altre religioni. Cosa diversa il Patriarcato di Mosca, perché lì, al fondo, c’è la politica di Putin. Abbiamo fondamenta diverse”.
“Sulle persone – prosegue il vescovo – la guerra ha un po’ l’effetto di un microfono, che amplifica quello che hanno già dentro di sé. Dipende molto da dove ognuno prende le risorse per la propria vita. In una condizione di guerra, soprattutto, è molto importante il senso che si dà ad essa. La guerra porta alla luce chi sono io. Essa non solo distrugge materialmente tutto quello che c’è attorno a una persona, ma anche in qualche modo gli appoggi a cui si affida. E da questi appoggi dipende molto la percezione che ho di me stesso e chi sono. La guerra crea lo spazio peruna ricerca di senso. E’ molto importante, in questa ricerca, che una persona riesca a toccare con mano l’amore di Dio”.








