Se il consumo di suolo rimane, a oggi, uno dei nodi per lo sviluppo dell'energia solare in Italia, il fotovoltaico flottante è una delle novità tecnologiche a disposizione per ovviare al problema. Un settore che potrebbe avere un margine di crescita considerevole, spinto anche da incentivi governativi che agevolano la possibilità di aggiungere un tassello al raggiungimento dei target per la decarbonizzazione e transizione energetica del nostro Paese.Che cos'è il fotovoltaico flottanteIl fotovoltaico flottante utilizza pannelli solari installati su piattaforme galleggianti. Si tratta di veri e propri impianti presenti al momento principalmente sopra le acque delle dighe o in ex cave industriali. Nonostante sia una tecnologia relativamente nuova, esiste già un mercato a livello internazionale. Secondo un report pubblicato ad aprile 2025 dall'Iea (International Energy Agency), il fotovoltaico flottante è una nicchia in crescita all'interno del fotovoltaico, con una capacità installata cumulativa di 7,7 GW a livello globale. C'è però, almeno al momento, una netta distinzione geografica nella sua applicazione. ”Quasi il 90% della capacità installata (con questa tecnologia, ndr) si trova in Asia, con quasi il 50% nella sola Cina, mentre Paesi Bassi e Francia sono i mercati più grandi al di fuori dell'Asia" si legge nello studio. E se, almeno sulla carta, i sistemi galleggianti hanno un forte potenziale per supportare gli obiettivi climatici, è altrettanto vero che devono ancora affrontare sfide non da poco come “barriere normative, competitività dei costi rispetto al fotovoltaico a terra e incertezze sugli impatti ambientali e sull'affidabilità del sistema”.“Questa tecnologia è interessante per due motivi - spiega Giuliano Rancilio, ricercatore del dipartimento di Energia del Politecnico di Milano - Partiamo dalla bontà e dal costo decrescente della tecnologia fotovoltaica, la più affermata e in espansione tra le 'nuove' rinnovabili. Il posizionarsi sull’acqua permette poi un certo numero di sinergie: in primis il fatto di non consumare suolo, poi una migliore efficienza di produzione fotovoltaica d’estate, dato l’ottimo scambio termico tra l’acqua e il pannello, che si raffresca e non perde in termini di prestazioni, infine una minore evaporazione delle acque nei bacini per il minore irraggiamento, assorbito dai moduli”.Il settore in ItaliaE in Italia? Dai dati discussi al convegno “Fotovoltaico Flottante: l’innovazione al servizio della transizione energetica” promosso dall'Istituto per la Competitività (I-Com), in Italia "sono stati già avviati iter autorizzativi per circa 3 GW di impianti distribuiti in tutte le regioni, utilizzando bacini su ex cave, irrigui di aziende agricole e demaniali per uso idrico o industria, e si prevedono tassi di crescita a 3 cifre".Dobbiamo poi parlare anche di procedure e burocrazia, uno dei nodi, come si diceva, anche per lo sviluppo di questa nicchia di mercato. Il Testo Unico sulle Rinnovabili, in vigore da quest'anno, include le applicazioni di questo tipo di fotovoltaico tra quelle interessate dall'individuazione delle zone di accelerazione, ovvero di quelle aree geografiche designate come “particolarmente adatte per l'installazione di impianti di produzione di energia rinnovabile, con procedure di autorizzazione semplificate e rapide”. Passaggio cruciale per raggiungere gli obiettivi di energia rinnovabile del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) al 2030. Il tema dell’uso del suolo è rilevante in Italia proprio per la definizione delle cosiddette “Aree Idonee” all’installazione di impianti rinnovabili che ogni Regione sta predisponendo. Alcune si stanno muovendo prima di altre anche in favore del flottante. Ad esempio, la Lombardia ha da poco proposto un progetto di legge che identifica tra queste aree anche “gli specchi d’acqua determinati dai bacini artificiali […] e la rete dei canali artificiali di irrigazione e di bonifica”.I progetti avviatiTra i progetti che hanno già visto la luce in questo senso in Italia c'è, ad esempio, quello a Crescentino, in provincia di Vercelli, seguito da Vitruvius&Partners. Un po' di numeri: 30mila metri quadrati di superficie galleggiante composta da pannelli fotovoltaici, con una potenza di 5,87 MW, posizionati su un lago artificiale di circa 100 mila metri quadrati. "Il settore dei pannelli galleggianti ha attirato la nostra attenzione circa un anno e mezzo fa perché è una tecnologia, molto sviluppata soprattutto in Asia, che presenta oggi dei vantaggi notevoli - spiega a Wired Nicola Guariglia, Head of Renewables di Vitruvius - In Italia, nonostante ci siano eccellenze di produzione di materiale e strutture galleggianti, questo settore non era stato abbastanza esplorato, a dispetto di quanto fatto ad esempio in Francia, oggi particolarmente avanti, e anche in Portogallo, dove sono state fatte recentemente diverse installazioni". L'azienda, dopo i primi passi nel settore, non si ferma: "In partnership con un'azienda italiana che si occupa di produzione di galleggiante, realizzeremo oltre 10 impianti in tutto il territorio nazionale, dalla Puglia fino al Nord - aggiunge Guariglia - Si tratterà di impianti istituzionali e noi ci occuperemo della costruzione, forti anche del fatto che la tecnologia sta partendo ora in Italia, spinta dal governo con il decreto energetico uscito l'agosto scorso che incentiva fino al 2028, con una tariffa particolarmente vantaggiosa, il fotovoltaico galleggiante". Ghiaro 3, questo il nome dell'impianto, è parte di un progetto più ampio, che si sviluppa anche su terra e che ha una potenza complessiva di circa 9,5 Megawatt, per un investimento di circa 7 milioni di euro. Il completamento della realizzazione del progetto è previsto entro maggio 2025.Tra gli altri esempi sul territorio nazionale troviamo anche quello dell'azienda Bryo, che ha effettuato ad aprile di quest'anno un rinnovamento dell'impianto fotovoltaico galleggiante, realizzato nel 2010, a Bubano, vicino Imola, grazie al quale si è stimata una produzione di energia annua di 553,497 MWh/anno, con un incremento di 110,700 MWh/anno rispetto alla produzione attuale (444,979 MWh/anno). L'impianto permetterà di soddisfare le esigenze di circa 200 famiglie.La tecnologia, si sa, va avanti più veloce di burocrazia e sistemi produttivi e ora infatti si stanno già studiando i cosiddetti Ess (Energy storage system): "È un sistema intelligente che immagazzina energia, analizzando automaticamente quando la rete è sovraccarica. Se durante il giorno si produce 1000 e si consuma 500, immagazzina quello che rimane e la rilascia quando non c'è una produzione di energia solare ma c'è consumo, come durante la notte. Si tratta di una tecnologia che si sta già testando in giro per il mondo e anche se non la implementeremo su questi primi 10 impianti la stiamo studiando per il futuro. Si sta già montando in Sardegna, accanto a degli impianti fotovoltaici, per aumentarne l'impatto nei periodi morti e per far sì che quella rete abbia sempre accesso all'energia pulita".Intanto, come riportato da Italia Solare (associazione per il fotovoltaico), il primo maggio, in un giorno festivo con bassi consumi e ottima produzione fotovoltaica, il mercato elettrico italiano “ha registrato per la prima volta nella storia prezzi pari o vicini allo zero per otto ore consecutive (dalle 10 alle 17) su tutte le zone del Paese, dalla Sicilia al Nord Italia”, un evento che, secondo l'associazione, “dimostra in modo concreto quanto il fotovoltaico sia già oggi in grado di abbassare i prezzi dell’energia elettrica e portare vantaggi diretti a famiglie e imprese”.
Come funziona il fotovoltaico flottante, i pannelli solari che non consumano suolo
I pannelli solari flottanti sono un settore in crescita anche nel nostro Paese. La possibilità di creare impianti su bacini idrici esistenti permette di non consumare suolo come quelli più tradizionali “a terra”






