MESTRE - «Samad mi abbracciava sempre e mi ha insegnato a farlo con tutti gli studenti», ha ricordato emozionato Marco Rinaldi, professore di tecnologia dell'istituto Giulio Cesare. «È cresciuto come un ragazzo italiano, era brillante e silenzioso, studiava ogni giorno anche cinque pagine del Corano» ha raccontato lo zio Uddin Pabel, stringendo tra le mani la fotografia in bianco e nero dell'undicenne Samad Miah.

Sono le testimonianze di due culture diverse, ma unite nel dolore delle mille persone che ieri mattina, 23 agosto, hanno partecipato ai funerali del bambino che il 14 agosto scorso ha perso la vita nel lago di Molveno, in Trentino, dove si trovava in gita con la famiglia e i membri della comunità bengalese di Mestre. La cerimonia si è svolta all'aperto, nel piazzale di fronte alla moschea di via Linghidal, una laterale di via Torino. La bara del piccolo è arrivata insieme a quella di un anziano, Morshed Alam, mancato il 12 agosto all'ospedale dell'Angelo. «Provenivano entrambi dallo stesso paese, il villaggio di Bhairab ha detto Kamrul Syed, portavoce della comunità bengalese, prima di iniziare le preghiere funebri. Accanto a numerosi uomini arrivati chi in auto, chi in autobus e a piedi con alcuni bambini, c'erano anche gli insegnanti di Samad e una sua compagna di classe. «Siamo affranti ha commentato la dirigente scolastica Michela Manente -. Era un ragazzo sereno, sorridente, simpatico e disponibile, molto bravo a scuola, lo conoscevamo da tanti anni. È una perdita per la scuola e la comunità. Abbiamo già inviato una lettera ai genitori, perché interverremo con un sostegno psicologico in classe per il supporto dei compagni».