Matteo Ricci è il capostipite dell’alleanza; il primo ad aver partorito il mostro di governo giallorosso, quando ancora l’inciucio tra Matteo Renzi e Luigi Di Maio per mantenere Giuseppe Conte a Palazzo Chigi e negare le urne al Paese doveva compiersi. A Pesaro diventò sindaco sconfiggendo la candidata di Cinque Stelle, Francesca Frenquellucci, capogruppo di M5S in Consiglio Comunale, e subito la ingaggiò nominandola assessore all’Innovazione con deleghe sulle attività economiche. La Procura sta indagando sulle gesta di quella amministrazione, la cui guida, sospettata di concorso in corruzione è ora anche il candidato del campo largo alla presidenza della Regione. Proprio l’inchiesta stava per far saltare l’intesa elettorale. Il guru di Conte, che è Marco Travaglio e non Beppe Grillo, aveva dato l’ordine di scaricare Ricci.
Il leader pentastellato però ha disobbedito: non voleva prendersi la responsabilità di una, a quel punto probabilissima, sconfitta elettorale del centrosinistra. Soprattutto, l’avvocato del popolo, che eccelle per lo più nella tutela di sé stesso, ha colto al volo l’occasione per imporre anche nelle Marche la sua legge. Nella terra amministrata dal fratello d’Italia Francesco Acquaroli, i pentastellati non vanno forte da un pezzo sotto il 10% alle ultime Europee e Regionali, intorno al 13%, quindi sotto il dato nazionale, alle Politiche del 2022. Tuttavia, giocando sull’ortodossia di Elly Schlein, pronta a ogni compromesso Continua l’inchiesta, a cura di Pietro Senaldi, sul ritorno delle ricette che i grillini vogliono introdurre alle regionali dopo averlo fatto quando erano al pur di poter dire che il campo largo si è presentato compatto in tutte le Regioni, Conte ha dettato ai dem le condizioni dell’intesa, quasi fosse lui il leader del partito più forte.






