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Condizioni meteo avverse, la decisione di fermarsi a tempo indeterminato. Le autorità: "Esperti concordano, la collega non è più viva"
Tutto inutile, tutto finito nel nulla. È triste la vicenda di Luca Sinigaglia, l'alpinista morto qualche giorno fa sul Pik Pobeda, al confine tra Kirghizistan e Cina per cercare di salvare la collega russa Natalia Nagovitsyna, bloccata con una gamba rotta. Le operazioni di soccorso sono state sospese a causa delle avverse condizioni climatiche, e quindi non sarà recuperata la salma di Luca e degli altri due scalatori, che erano con lui sul Pik Pobeda (a 7.439 metri di quota). Ma anche le possibilità di trovare viva la Nagovitsina sono ridotte al lumicino. Secondo la Tass infatti le operazioni di soccorso potrebbero riprendere domani, quando potrebbe essere troppo tardi.
I soccorritori si sono fermati a quota 6.100 metri e sono stati costretti a tornare indietro, mentre il corpo dell'alpinista russa si trova su una piattaforma a circa 7.200 metri di quota dallo scorso 12 agosto. Il corpo di Sinigaglia, travolto da una bufera di neve, è invece a circa 6.900 metri.






