La guerra in Ucraina è un dramma europeo che non finisce perché l’Europa non ha risolto ancora la sua crisi e non ha realmente deciso che cosa fare di fronte alla Russia e alle sfide lanciate dall’amministrazione Trump. Il conflitto va avanti da 1277 giorni perché prima di tutto non c’è una svolta europea, nella sua politica e nei suoi metodi di governo.

Emmanuel Macron non ha preso bene le parole di Matteo Salvini sulla guerra, ma la sua reazione da Re Solo non fa altro che evidenziare il problema, l’assenza di una risposta alla domanda «che fare»? Sulla questione dell’invio delle truppe Salvini ha espresso un’idea che nella sostanza è condivisa da buona parte delle cancellerie europee e trova ragioni robuste nelle analisi di esperti che hanno ben chiaro cosa significa un impegno militare in Ucraina. Il negoziato con la Russia è di nuovo in stallo, Putin vede un’Europa debole, incerta, divisa, bellicosa a parole e nello stesso tempo incapace di portare avanti un’azione diplomatica. Trump ci ha provato, continuerà a fare tentativi, ma senza una linea chiara con Mosca (e gli Stati Uniti) non si andrà lontano, anzi ci sono nuvole plumbee all’orizzonte.

Macron è il testimone di una crisi, fa il contorsionista di fronte a un dilemma che non è quello del carro armato, ma della politica e dell’establishment che guida l’Unione europea ancora con il “pilota automatico”.