Silenziosi, disorientati. Così appaiono Michele Emiliano e Nichi Vendola ma anche dirigenti, eletti, militanti del centrosinistra pugliese a 24 ore dalla «bomba» fatta detonare a mezzo social da Antonio Decaro. Gli effetti del post, inatteso, in cui l’europarlamentare ha ufficializzato la volontà di candidarsi alla presidenza della Regione, a patto che Michele Emiliano e Nichi Vendola non si presentino per un posto in Consiglio regionale così da lasciarlo «libero di non essere un presidente a metà», sono solo apparentemente indecifrabili. Perché, in realtà, appare chiaro che ora si sta tentando di far decantare quanto accaduto e capire come muoversi.

Certamente un peso notevole l’ha avuto anche la posizione espressa a stretto giro dal Nazareno per voce di Igor Taruffi: «Chiediamo — ha detto il braccio destro della segretaria Elly Schlein — a chi ha svolto ruoli di maggiore responsabilità politica, di mettere in campo generosità senza precondizioni». Ovvero: Emiliano e Vendola facciano un passo indietro per spirito di squadra. Ed è su questo che il governatore in carica e il suo predecessore, stanno ragionando con i propri più stretti collaboratori, gli unici ad avere udienza, giacché entrambi hanno preferito serrarsi in solitudine per valutare le possibili future mosse.