«Un accordo sarà possibile solo se a Kiev si sentiranno abbastanza sicuri. Pace e garanzie vanno viste insieme. La disponibilità a trattare evapora senza la conditio sine qua non della sicurezza: Putin deve sapere che, in caso di nuovo attacco, ci sarebbe una risposta armata di altri Paesi. Non della Nato, che non considera un interlocutore, ma dei volenterosi». Per il generale Vincenzo Camporini, già capo di stato maggiore dell’Aeronautica e della Difesa oggi responsabile Difesa e sicurezza di Azione, la coalizione dei volenterosi «tecnicamente è una possibilità, politicamente però molto pericolosa. La storia è maestra: il 25 agosto 1939 la Gran Bretagna stipulò un patto di mutuo soccorso con la Polonia. Hitler non lo ritenne credibile e sei giorni dopo varcò il confine. Così funzionano le garanzie, il che spiega le difficoltà nei contatti, negoziati e incontri. Finora mi sembra non si sia andati al di là di qualche tecnicismo.»
Ucraini lungo i 1200 km di fronte, forze occidentali nelle città interne, americani nei cieli. È realistico o solo risiko?
«Qualsiasi garanzia militare non può prescindere da uno schieramento di forze sul terreno. Se in caso di aggressione devo spostare le unità dal confine polacco, il gioco non funziona. La presenza in prossimità della prima linea, anche se non sul fronte, è imprescindibile. Mosca però ha detto chiaramente che un accordo con questa clausola non può essere stipulato. Allora non ha senso neanche sedersi a un tavolo.»












