Alla vigilia dello US Open, Jannik Sinner è sereno, consapevole della propria forza e della sua tenacia, seduto al media day, con l’aria di chi sa d’essere osservato da tutti, e forse anche giudicato, ma senza che questo lo turbi davvero. C’è una leggerezza nel suo volto, come se fosse appena uscito da un allenamento qualunque, e invece lo attende il torneo che chiude la stagione degli Slam, quello che a New York mescola rumore e poesia, caos e grandezza. Dopo la vittoria di Wimbledon e quello che è successo a Cincinnati, New York è il banco più di prova possibile.
«Sono molto felice di essere qui; è un grande torneo, l’ultimo Slam dell’anno, quindi le motivazioni sono altissime. Fisicamente mi sento bene: a Cincinnati ho avuto un virus che hanno preso anche altri giocatori, niente di grave. Non sono ancora al 100%, ma ci arriveremo nei prossimi giorni». Parole che rassicurano dopo il ritiro nella finale dell’Ohio, ma che lasciano intravedere la prudenza di un ragazzo che ormai sa come gestire il proprio corpo e le aspettative.
SINNER, LO SFREGIO DI ALCARAZ: COME FESTEGGIA DOPO IL SUO RITIRO
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