Gli agenti dell’Fbi si sono presentati ieri mattina nella casa di John Bolton, a Bethesda, sobborgo residenziale a nord di Washington, e poi nel suo ufficio in centro città. Cercavano «documenti classificati» che l’ex Consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump avrebbe fatto filtrare ai media o, comunque, diffuso al di fuori del perimetro istituzionale. Al momento non ci sono conferme ufficiali sugli eventuali capi d’accusa. Un funzionario dell’Fbi si è limitato a dichiarare ai giornalisti che si stava conducendo «un operazione autorizzata dal tribunale». E mentre la perquisizione era in corso, il direttore del Federal Bureau of Investigation, Kash Patel, un fedelissimo del presidente, ha scritto sulla piattaforma X: «Nessuno è al di sopra della legge». Bolton, visibilmente colto di sorpresa, ha dovuto annullare tutti gli impegni della giornata e chiamare il suo avvocato di fiducia, Chuck Cooper, vecchio collega al Dipartimento di giustizia con la presidenza Reagan. Senza rilasciare alcun commento. Donald Trump ha dichiarato ai giornalisti: «Non so nulla del raid, ma avrei potuto ordinarlo io; non sono un fan di Bolton, lo considero un farabutto, vedremo se è anche antipatriottico».