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Una delle foto più celebri di Rodrigo Moya ritrae il rivoluzionario argentino Ernesto “Che” Guevara nel 1964. È anche una delle foto più famose di Che Guevara, perché più intima di quelle ufficiali o in tenuta da guerrigliero. Non molto tempo dopo quel ritratto, quando nel 1967 Che Guevara fu ucciso, Moya smise di fare il fotogiornalista, anche se non smise di fare foto. Era deluso dal funzionamento del settore dei media, ed era soprattutto disilluso dalla politica. Moya è morto il 30 luglio in Messico ed è stato ricordato come uno dei più importanti fotoreporter latinoamericani, per come tra gli anni Cinquanta e Sessanta documentò la lotta armata in America Latina, gli scioperi e le condizioni di vita delle persone comuni.
Moya nacque a Medellín, in Colombia, trent’anni prima di quella foto del Che. La sua famiglia era messicana da parte del padre – il pittore Luis Moya Sarmiento – e colombiana da parte della madre, Alicia Moreno Vélez. Nel 1937 i Moya si trasferirono a Città del Messico, dove in seguito Rodrigo iniziò a lavorare come fotografo per la rivista Impacto, abbandonando gli studi di Ingegneria.
Si distinse per un approccio originale, privilegiando soggetti in contraddizione con l’immagine del Messico come paese moderno e in rapido sviluppo economico che voleva dare il Partito rivoluzionario istituzionale, che governava ininterrottamente dal 1929 (e avrebbe continuato a farlo fino al 2000).






