Per porre fine alla guerra Vladimir Putin chiede all’Ucraina di cedere tutta la regione orientale del Donbass, di rinunciare alle ambizioni di adesione alla Nato, di rimanere neutrale, e quindi di neutralizzare l’apparato militare costruito dall’aggressione in avanti, e di tenere le truppe dell’Occidente fuori dal Paese. Un sostanziale sovvertimento della sovranità di Kiev. «Ci sono due grandi questioni in sospeso – ha detto ieri il vice presidente americano J.D. Vance, in un’intervista a Fox News – la prima è che l’Ucraina vuole sapere che non sarà invasa di nuovo dalla Russia per molto tempo a venire. La seconda è che i russi vogliono territori, per la maggior parte territori occupati, altri che invece non hanno conquistato».
Dopo qualche giorno di vertici storici e di prudente entusiasmo, le condizioni per la pace restano invariate. Al punto che, secondo il Guardian, Donald Trump si ritirerebbe per ora dai colloqui di pace, lasciando che Mosca e Kiev organizzino un incontro senza intervenire direttamente (niente di nuovo, peraltro: il presidente Usa aveva già dichiarato che sarebbe stato presente a un trilaterale successivo al colloquio tra i leader dei due Paesi). Il Segretario di Stato Marco Rubio è il mediatore cui tocca il lavoro di coordinamento con i membri Nato per trovare una formula che ridisegni i confini e riequilibri i poteri tra aggredito e aggressore.










