Richard Brisius, il patron di The Ocean Race (insieme con il suo socio Johan Salén), ha già in tasca il “75% della prossima edizione del giro del mondo”. Ce lo dice sulla banchina di Matosinhos, il Comune portoghese a due passi da Porto che ha ospitato il primo fly-by della storia di The Ocean Race, vale a dire una sorta di pit-stop della flotta impegnata nella Europe - la regata continentale da Kiel al Montenegro - che è durato soltanto tre ore, ma che ha lasciato il segno in loco.
E già si può dire che sempre Matosinhos ospiterà il prossimo anno l’Ocean Summit di The Ocean Race, l’incontro dedicato alla sostenibilità che la regata ormai promuove come una missione.
Suggestioni
L’agenda di Brisius vede ora il 2025 occupato da The Ocean Race Europe. Una regata che suscita in lui profonde suggestioni. “Siamo partiti da Kiel, dalla Germania, che è uno degli Stati fondatori dell’Ue e arriveremo in Montenegro, che è uno degli Stati che intende entrare nell’Unione. Il tutto, passando dal Regno Unito, che nonostante la Brexit così è coinvolto nella comunità europea della vela”. Vale la pena chiedere, a questo punto, se l’Ue contribuisce alla regata. “Poco”, risponde Brisius. “Ma abbiamo molta collaborazione con loro, specialmente sotto il profilo dell’educazione alla sostenibilità”.







