Ha fatto notizia, soprattutto per i nomi coinvolti, il caso del presentatore Stefano De Martino e della sua ragazza, i cui video intimi sono stati diffusi in modo illecito. Contrariamente ad altri casi simili, non si tratta qui di un caso di revenge porn, ma di un soggetto terzo che si è appropriato dei video della sicurezza interna dell’abitazione. La procura sta indagando mentre il Garante Privacy ha ricordato il carattere illecito della diffusione del video. Anche se non è ancora chiaro come questo soggetto terzo sia entrato in possesso del video in questione (a giugno Repubblica riportava dei tecnici che a Milano vendevano le password delle telecamere che installavano), è bene cogliere l’occasione di questo infausto episodio per fare un po’ di informazione su alcuni dei pericoli che si corrono e su come evitare che si ripetano.

Come indicato dall’esperto informatico Matteo Flora in modo più approfondito nel suo appuntamento quotidiano online “Ciao Internet”, si sa da anni (almeno tra gli addetti ai lavori) dell’esistenza di almeno 70.000 telecamere liberamente accessibili in Italia, senza la necessità di avere particolari doti informatiche. Alcune di queste sono volutamente aperte, perché magari puntano a edifici pubblici o al traffico dell’autostrada. Molte altre invece puntano a docce, camere da letto, lettini per bambini di persone completamente ignare.