La notizia di cronaca raccolta dall’agenzia Afp indica che il 20 agosto la coalizione anti-jihadista ha eliminato Salah Numan, noto come Ali, leader iracheno dell’Isis. Il raid è avvenuto nel nord-ovest della Siria. Lo stesso giorno la Procura federale tedesca ha accusato Akhmad E., cittadino russo, di pianificare un attentato all’ambasciata israeliana di Berlino. Secondo gli investigatori tedeschi, Akhmad aveva giurato fedeltà allo Stato Islamico, diffondendo il suo video sui social. Le crisi internazionali tengono lontano dai titoli principali dei media questi episodi, eppure sono una spia accesa sul fatto che l’Isis non sia scomparso. Anzi, i numeri indicano che il gruppo è pronto a sfruttare il disimpegno dal Medio Oriente annunciato dal presidente americano Donald Trump.
In special modo, sono i luoghi di prigionia e raccolta a essere delle vere e proprie polveriere. Si calcola che ci siano 50mila veterani, assieme alle loro famiglie, dislocati in 27 tra campi e centri di detenzione. La Casa Bianca sotto la gestione del tycoon ha tagliato fondi per 117 milioni di dollari che servivano alla gestione dei campi, con forniture e gestione della sicurezza e la raccolta di dati. Come già annunciato a febbraio, Trump ha confermato una riduzione delle truppe: si tratta di reparti speciali che dovrebbero passare da 2.000 a 700 unità.






