Il caso di Stefano De Martino e Caroline Tronelli è stato trattato come un fatto di cronaca, al limite del gossip. In realtà racconta molto più di loro: racconta di noi, di una società che ha smarrito il significato stesso di intimità.
Un video rubato da una telecamera di sicurezza, installata dopo un furto, per proteggere la casa, è finito online. Quello che doveva difendere si è trasformato in un’arma. È un paradosso perfetto: i mezzi nati per proteggerci sono gli stessi che più facilmente ci espongono.
La privacy? La stiamo cedendo noi
Perché il punto non è solo la violazione. È che viviamo in un’epoca in cui la privacy non ci viene strappata all’improvviso, come in una rapina. La stiamo cedendo noi, lentamente, pezzo dopo pezzo.
Lo facciamo quando accettiamo senza battere ciglio telecamere nei condomini, nei supermercati, negli aeroporti. Lo facciamo quando invitiamo nelle nostre case dispositivi che ci ascoltano ventiquattr’ore al giorno, con la scusa della comodità. Lo facciamo quando, ogni giorno, regaliamo frammenti della nostra vita a una rete che non dimentica nulla.












