Sarà un “censimento”, sarà pubblico, sarà consultabile da chiunque tramite il sito del ministero dei Trasporti. Quando, giovedì scorso, alla Camera è passato il decreto Infrastrutture, è stato votato anche un piccolo emendamento, presentato dalla Lega, che lì per lì non ha suscitato grandi proclami, è andato un po’ in sordina, titoli sui giornali non ne ha racimolato manco mezzo, ma è destinato a creare una svolta nell’annosa questione degli autovelox. Una volta che la norma entrerà in vigore (serve anzitutto il passaggio al Senato e poi servono i tempi tecnici dell’iter ufficiale) i 7.896 Comuni italiani, le loro forze di polizia stradale e gli enti preposti dovranno “mappare”, indicare, elencare qualsiasi dispositivo per il controllo elettronico della velocità attivo sul proprio territorio e inviare la documentazione al ministero attualmente guidato dal leader del Carroccio Matteo Salvini, che provvederà a mette ogni genere di informazione disponibile su internet per tutti quelli che la vogliano consultare.

È una rivoluzione, parliamoci chiaro. È anche un modo per garantire un principio sacrosanto (come lo è la trasparenza sugli impianti: e infatti questo è l’obiettivo dichiarato da chi ha avanzato l’idea), ma è anzitutto uno strumento che ogni cittadino potrà consultare con facilità. Attenzione: la disamina di chi, già li sentiamo, eh-ma-così-si-incentivano-i-furbetti-dell’acceleratore lascia il tempo che trova per due motivi. Primo, già adesso la legge impone agli autovelox, sia a quelli fissi che a quelli mobili, un’adeguata segnalazione con appositi cartelli stradali di prevenzione e informazione (lo sa qualsiasi avvocato si sia mai rivolto a un giudice di pace per far annullare una multa di un suo cliente). Secondo, se anche fosse, cioè se anche il “portale degli autovelox” venisse usato esclusivamente, cosa alquanto improbabile, per gabbare le telecamere con la filosofia che sai dove sono piazzate quindi ti comporti di conseguenza, lo scopo sarebbe ugualmente raggiunto perché nei tratti e nelle carreggiate più pericolose la velocità verrebbe, in un modo o nell’altro, ridotta. Terzo, è una “mappatura” geografica per modo di dire perché riguarderà sì una parte consistente dei dispositivi (quelli fissi), ma guidatore avvisato mezzo salvato restano in circolazioni quelli mobili per cui il rischio di non incappare in alcuna sanzione non si azzera di certo.