Nella sorpresa generale (per noi osservatori “occidentali”, non certo per i boliviani) il primo turno delle elezioni presidenziali di domenica 17 agosto in Bolivia – in pieno inverno per loro – è andato al candidato Rodrigo Paz, della Demócrata Cristiano, che ha ottenuto il 32%. Subito dietro l’ex presidente, leader della destra radicale, Jorge Tuto Quiroga, piazzato secondo al 27%. Fuori dai giochi per il secondo turno Andrónico Rodríguez, il candidato di sinistra che si è fermato all’8%.
Rodríguez è presidente del Senato e affiliato al MAS (Movimiento al Socialismo) di Evo Morales, pietra dello scandalo per le accuse di pedofilia che gli sono state rivolte, le quali hanno contribuito alla faida interna al Movimento coinvolgendo la popolazione civile, tra scontri con la polizia e manifestazioni anche violente che hanno visto contrapposti i due leader storici: Morales contro Luis Arce, ex ministro dell’Economia e attuale presidente della Bolivia da novembre 2020, dopo la cacciata e l’imprigionamento dei golpisti che avevano tenuto in pugno il Paese per un anno intero, mantenendo il potere per tutto il periodo della pandemia.
Ancora una volta, si conferma il trend globale: non è la destra che vince, ma la sinistra che perde.










