C’è stato un momento, proprio un attimo, in cui i tifosi del Napoli hanno sognato nel sogno: Kevin De Bruyne con la numero 10. È stato un lampo, un dettaglio comparso nelle prime foto di allenamento del belga, e nei caroselli su Instagram. Un piccolo numero 10 sui pantaloni e sulla maglia di allenamento. Per chi è stato il protagonista assoluto dell’inizio del calciomercato, per chi è stato considerato (e probabilmente lo è ancora) il colpo del mercato estivo 2025, vederlo con quella maglia e quel numero, che a Napoli vuol dire solo e soltanto ‘Maradona’, un certo effetto l’ha fatto di sicuro. Alla fine, però, il centrocampista ha optato per un più tranquillo, se vogliamo dirlo, 11. Con Lukaku che ha ereditato la 9. Un modo per presentarsi in sordina, anche se l’eco del suo arrivo l’ha preceduto in lungo e in largo.
Prima la notizia dell’interessamento, poi la trattativa, quindi l’arrivo a Napoli e l’abbraccio con i tifosi. Per tutti era chiara una cosa: De Bruyne ha accettato il progetto di Conte perché voleva dimostrare a tutti (e un po’ anche al Manchester City, che ha deciso di non rinnovargli il contratto) che la sua carriera è tutt’altro che finita. E a Napoli avrà tutto lo spazio per poter dimostrare quello che vuole: sia in Italia, sia all’esterno. Di base, sarà il titolare: non partirà ovviamente in mezzo al centrocampo, ma agirà da una posizione più avanzata. Sarà il collante tra i reparti. Da lui, Conte si aspetta qualità, assist, idee, lanci. E leadership. Quella che il Napoli ha dimostrato di avere in Serie A ma che ora deve avere assolutamente anche in Champions League, la competizione che rappresenta la vera sfida del club e del suo allenatore.






