Eroso, consumato dall’innalzamento delle temperature per il gas serra, dal caldo anomalo che accelera la fusione e trasforma la lingua di ghiaccio in un paesaggio di pietra e sassi, con un rivolo d’acqua a testimoniare l’agonia. Non è l’unico, lo scioglimento dei ghiacciai è un fenomeno che rischia di rivelarsi irreversibile, senza una politica di contenimento delle emissioni. Ma, per la prima volta, dopo 130 anni, non sarà più nemmeno possibile misurare con i metodi tradizionali l’arretramento del Ventina, in Valmalenco, sul versante nord est del Monte Disgrazia. Il fronte, che si estende da 2.400 a 3.500 metri di quota, si è ritirato così tanto da non essere più raggiungibile in sicurezza e i punti fissati negli anni passati, riferimento per l’utilizzo della bindella metrica, sono stati sepolti dai detriti. Scomparsi, inghiottiti, inutilizzabili. La fine di un’epoca. «Dopo più di un secolo si esaurisce la serie storica di misure frontali tradizionali più longeva della Lombardia», spiega Andrea Toffaletti, vicepresidente del Servizio Glaciologico Lombardo, associazione di volontari che da quasi trent’anni monitora la salute dei giganti bianchi, ora sempre più ingrigiti.
Il ghiacciaio del Ventina è sparito: «Non è più misurabile, è stato eroso dal caldo. Dal 2015 è arretrato di 431 metri»
Si è ridotto in modo impressionante il ghiacciaio del Ventina, in Valmalenco, sul versante nord est del Monte Disgrazia. Il fronte si è ritirato così tanto che, per la prima volta dopo 130 anni, non sarà più possibile misurarlo con metodi tradizionali






