«Mi avete preso. Sono io. Ho fatto una caz...». Bryan Josè Vera Siguenza, 30enne ecuadoregno, confessa l’omicidio appena i carabinieri lo trovano rannicchiato nell’androne di un palazzo in via Bessarione, al Corvetto. È sudato, a torso nudo, indossa solo un paio di pantaloncini beige sporchi di sangue. Ha ferite al petto e in faccia. A trecento metri, in piazzale Ferrara, immobile sull’asfalto, invece c’è il cognato Gabriel Jefferson Jimenez Garcia, connazionale di 32 anni. Che muore poco dopo essere stato portato d’urgenza al Niguarda per le coltellate sferrate dal 30enne.