Mercoledì 13 agosto lo spread tra i BTP decennali italiani e i corrispondenti OAT francesi è sceso per la prima volta dal lontano 2007 a 14,1 punti base, sfondando al ribasso la fatidica quota 15. Secondo World Government Bonds, nell’ultimo anno (13 agosto ‘24- 13 agosto ‘25), lo spread dell’Italia con la Francia è sceso di ben 51,1 punti base, di 26,2 punti negli ultimi sei mesi, di 4,3 punti nell’ultimo mese e di 3,2 punti nell’ultima settimana dal 6 al 13 agosto. I tassi di interesse pagati sui titoli decennali di debito pubblico dei due Paesi sono dunque ormai vicinissimi, mentre già da luglio la Francia sconta tassi più alti dell’Italia sulle scadenze quinquennali.
Queste tendenze si inquadrano in una fase particolare come quella attuale in cui stanno salendo i tassi di interesse sui Bund decennali tedeschi in vista degli aumenti di spesa pubblica previsti in Germania.
Contemporaneamente, gli investitori pretendono tassi sempre più alti per comprare titoli di debito pubblico francese, date le difficoltà di Parigi nel riequilibrare i conti, mentre sono invece tornati a fidarsi sempre più dell’Italia per la sua linea rigorosa di gestione delle finanze pubbliche, con lo spread tra i BTP e i Bund decennali tedeschi ormai sceso intorno a quota 80 punti base. Il “Financial Times” il 14 agosto ha dedicato un lungo articolo a questa svolta dei mercati obbligazionari, evidenziando come «sta crescendo l’ansietà sulle finanze pubbliche francesi, mentre Roma sta migliorando la sua reputazione con gli investitori». Il quotidiano finanziario ha ricordato che lo spread italiano con i decennali tedeschi «era salito per un attimo al 2,5% dopo la vittoria elettorale di Giorgia Meloni nel 2022. Da allora è sceso costantemente ed è adesso allo 0,8%, il suo livello più basso dalla crisi dei debiti sovrani, quando aveva superato il 5% (…). Giancarlo Giorgetti, il ministro chiave delle finanze di Meloni, sta lavorando per tagliare il deficit, che era al 4,3% del PIL nel 2024 ed è atteso scendere al 2,8% il prossimo anno. Ciò lo riporterebbe sotto la soglia europea del 3%, permettendo all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione».








