Li abbiamo appena visti tutti: Donald Trump e Vladimir Putin, insieme, a bordo della stessa auto. Un’auto che auto non è. È la “Bestia”, un carro armato travestito da Cadillac, nove tonnellate di acciaio, Kevlar e segreti di Stato. Non è una gita tra amici, anche se l’immagine di questi due, spalla a spalla, potrebbe strapparci un sorriso. È un viaggio dentro il cuore blindato del potere, dove ogni dettaglio – dal ricamo presidenziale sui sedili in pelle blu scura al motore turbodiesel V8 Duramax 7000 – racconta una storia di paranoia, ostentazione e controllo.

I sosia della macchina

La “Bestia” non viaggia mai sola. È circondata normalmente da un corteo di altre quaranta limousine identiche, una coreografia di specchi per depistare chiunque osi avvicinarsi. Sopra, F16 ed elicotteri d’assalto pattugliano i cieli, come se il mondo intero fosse un campo di battaglia.

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E forse, per chi guida un mostro del genere, lo è. Dentro, Trump – o chiunque sieda al posto del potere – ha il controllo diretto delle forze armate, incluso l’arsenale nucleare. Un sistema elettronico azzera ogni impulso radio intorno, isolando l’auto in una bolla di silenzio digitale. È il potere che si fa fortezza mobile, un bunker su ruote che non ammette interferenze.