Non è la prima volta (anzi, negli ultimi anni è almeno la quarta), ma che sia un fattore di rischio per la viabilità romana, ecco, quello è indubbio. La città eterna, il suo centro del centro, piazza di Spagna, Trinità dei Monti, con la scalinata iconica, un po’ Audrey Hepburn e Gregory Peck, un po’ Donna sotto le stelle, un po’ fascino indiscusso certificato patrimonio dell’Unesco. Non proprio un passo carrabile, però. Eppure ci sono macchine che s’infilano lì. Iniziano a scendere i gradini (qualcuna li rovina) e a metà rimangono incagliate, tra un turista che guarda esterrefatto e un pizzardone che chiama i colleghi di rinforzo. Colpa dei navigatori, spesso.
È successo, domenica scorsa, a un ragazzo italiano di 28 anni. Che uno, d’accordo, se lo chiede: ma come, non sei neanche straniero, possibile che non lo sapevi? È che magari neanche ci fai caso. Lui, per esempio, era seduto al volante della sua jeep 4x4 Renegade rossa, seguiva pedissequamente le indicazioni del gps e provateci voi. Magari non è la tua città, devi stare attento a tutto (anzitutto ai pedoni), la vocina registrata ti dice “svolta a sinistra”: hai tre secondi per decidere, sei abituato a fidarti perché (benedetta tecnologia) oramai ci affidiamo tutti in tutto e per tutto a qualsiasi cosa sia digitale, inizia a essere buio e al colpo d’occhio non realizzi che sei in cima a una scalinata. È un attimo. Per la Renegade lo è stato: il mezzo ha percorso i primi tre dei 136 gradini poi, tra le comitive con gli occhi sgranati e i vigili del presidio fisso che si sono guardati negli occhi come a dire “ariecchice, ci risiamo”, ha ingranato la retromarcia. Il 28enne ha provato a dileguarsi ma c’è stato poco da fare: la sua jeep è stata per diversi minuti sotto l’attenzione di tutti, agli agenti della locale è bastato controllare il numero di targa ed è stato rintracciato.








