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Dopo il caso Imane Khelif nel pugilato, il dibattito sull'identità di genere nello sport si riaccende: la federazione internazionale di pallavolo ha squalificato la squadra vietnamita dai Mondiali per la presenza di due atlete con cromosomi maschili

Un anno fa circa era esploso il caso di Imane Khelif, la pugile algerina che combatté sul ring pur avendo cromosomi maschili e vinse i Giochi. Ora, è caos per uno scandalo scoppiato durante i Mondiali under 21 di pallavolo femminile in Indonesia: “Il Vietnam ha schierato due uomini”. È l’accusa lanciata alla squadra asiatica dopo che due giocatrici sono state squalificate perché nel loro dna è stata riscontrata la presenza inequivocabile di cromosomi maschili. Si tratta della capitana Dang Thi Hong, la miglior giocatrice della squadra, e di Nguyen Phuong Quynh, entrambe immediatamente sospese dal torneo. La federazione internazionale (fivb) ha trasformato le tre vittorie del Vietnam in tre sconfitte per 0-3 a tavolino. La stangata è stata pesante visto che il Paese asiatico era già qualificato al turno successivo, mentre ora si ritrova ultimo nel girone e senza chance di proseguire il cammino. L’ultima partita, peraltro persa contro Porto Rico senza le due giocatrici di cui sopra, si è rivelata inutile. La Federvolley si è limitata a dire che alcune vietnamite “non erano idonee”. È stata la ct della Nazionale serba, delusa dalla sonora sconfitta, a sospettare sulla possente struttura fisica delle avversarie: “Non ci siamo mai allenate contro squadre maschili…". Una frase allusiva che ha portato alla richiesta di far effettuare un “test cromosomico” per confermare il sesso delle atlete. In particolare, erano sorti dei dubbi sull’atleta vietnamita con la maglia numero 12, che stava letteralmente dominando il Mondiale ed era la migliore attaccante con 83 punti, record poi cancellato dalla Fivb. Dang Thi Hong da diversi mesi era al centro dell’attenzione perché dalle foto di due anni fa, rispetto alle ultime, risulta abbastanza evidente la trasformazione fisica. Eppure, per la federazione vietnamita, che ha provato a difendersi presentando le carte d’identità per certificare il loro sesso femminile, era tutto regolare.